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By Claire On

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Chiudi gli occhi e torna indietro. Pesca un ricordo a caso, un’immagine che nuota nel rovescio della tua mente. Ora seguila e guarda… ne troverai un’altra, e forse un’altra ancora.

-Quelle immagini sei tu?
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 La memoria tesse la trama della nostra storia e a volte mischia le carte, butta giù le tessere, smarrisce la rotta.

Un album di famiglia ingiallito dal tempo, le foto in bianco e nero nelle cornici d’argento. Poi le usa-e-getta in gita. Le prime digitali. Facebook, Instagram e i cellulari.

Diari e ancora diari.

Nonnino è il diario di un nonno “scritto” da sua nipote. La nipote ha 28 anni suonati ma non vuole smetterla di giocare col nonno. In un certo senso sente di aver appena cominciato.“Da quando mio nonno ha l’Alzheimer è come se l’avessi conosciuto per la prima volta. E ho trovato un modo di stargli vicino. E` così che abbiamo iniziato a divertirci!”

Monia ha sempre avuto un occhio di riguardo per le persone che vivono in un mondo tutto loro, in barba al principio di realtà e a quello di non contraddizione. A vederla passeggiare sola e trasognata per le vie di Firenze ti viene da pensare ad Amélie Poulain. Ma a questa Amélie piace: farsi “birrette” da 66 e ogni tanto travestire il nonno per ritrarlo nei suoi scatti. Nonno Alessandro, classe 1922, le regge il gioco con una presenza scenica invidiabile e il suo elegante borsalino. Un fascino d’altri tempi unito alla spontaneità di un bambino.

Se vi parlo di una fotografa autodidatta che lavora per i fatti suoi accumulando materiale che nessuno vede, forse vi viene in mente Vivian Mayer. Ma di sicuro io non sono Baricco e nemmeno ce l’ho con Photoshop. Direi neanche Monia, che di post-produzione ne fa eccome (intanto perché non può servirsi di uno studio professionale o di una strumentazione tale da ottenere subito il risultato desiderato). Per esempio rilavora molto i neri, i chiaroscuri che sono la cifra della sua poetica. E nonnino emerge dal buio, come in un quadro di Caravaggio. Beh, o quasi.

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Monia gioca, prova, riprova e poi conserva tutto in doppia copia in un archivio al quale ho avuto accesso quasi per sbaglio. I suoi non sono set fotografici ma momenti di intimità quotidiana, di libera immaginazione. Così suo nonno è diventato un chitarrista, un rettile, una pop star, uno strano piumato, Biancaneve -e tutto insieme. Se avete avuto la fortuna di conoscere uno dei nonni, probabilmente ci avrete giocato anche voi. Vi ricordate a cosa?

Mia nonna era sempre più svampita per via dell’Alzheimer. Mi richiedeva le stesse cose dopo 5 minuti, non riconosceva suo figlio, si perdeva in discorsi improbabili. Mia nonna era sempre più svanita per via dell’Alzheimer. C’era e non c’era. Ma qualcosa riaffiorava dal tempo, un guizzo di memoria: le poesie imparate a scuola, le canzoni che ballava da ragazza. Io non sapevo come prenderla. Fa molto male l’Alzheimer, soprattutto a chi lo guarda da fuori. Ecco perché il lavoro di questa artista mi ha commosso: dietro le opere c’è una nipote che si gode fino in fondo suo nonno, al di là delle barriere della malattia e degli anni – 94 sono tanti!

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Le foto di Nonnino immaginano un futuro per un passato che sembrava perduto. Un futuro leggero. Se ritrarre è un modo di conoscere e di amare, ora Nonnino può vantare una collezione di ritratti niente male.

La magia di questi scatti sta nella loro capacità di ricucire rapporti, distanze e ricordi. Soprattutto se torniamo indietro: siamo in Grecia durante la Seconda Guerra Mondiale, Alessandro è un soldato del Regio Esercito Italiano che scrive alla famiglia in Abruzzo. E indovinate un po’ cosa allega?

“Ai miei cari offro con affetto

 la mia foto. Alessandro”

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Nonnino è il progetto fotografico di Monia Pavoni. Tutte le foto appartengono all’autrice, Monia Pavoni. Puoi contattarla qui.

Photo credits: Monia Pavoni

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