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By Claire On

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La mostra mercato Vintage Selection alla Leopolda di Firenze  è stata l’occasione per farsi due domande su quel tipo di urban art che ci portiamo sempre addosso. E di lasciarle senza risposta, come ogni dilemma filosofico della domenica.

Intanto, come direbbe Renzi, non perdiamo di vista quello che è la Leopolda: una vecchia stazione ferroviaria nel cuore di Firenze dove migliaia di persone si riuniscono -talvolta per godersi i meravigliosi effetti dell’MD e talaltra per provarsi i turbanti anni ’60.

Lo scorso weekend sfortunatamente toccava ai turbanti. Ma se anche voi siete un pò sinesteti, potrete sballarvi lo stesso con queste texture di kimono.

 

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Si tratta di una variante tecnica dell’antichissimo stile di decorazione chiamato Shibori , che meriterebbe un articolo a parte. Ma tanto per risvegliarvi la visione tattile: i pattern in rilievo sono ottenuti legando il tessuto (in tanti strettissimi nodini) prima di immergerlo nella tintura. E così via, passata dopo passata, per ricavare trame a più colori. Mica tutta l’arte ha quell’intelligenza delle mani propria dell’artigianato…

Certo, le idee possono essere potenti o emozionanti, ma quanta energia sanno trasmettere le mani?

Quanto amore?

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A proposito di amore non so voi, ma io se dovessi sposarmi spero almeno che sia per motivi ragionevoli come l’ottenimento della cittadinanza. E che l’abito nuziale mi doni un fascino spiritico senza tempo (tipo il modello qui sopra, ma meno cefaloforo). E soprattutto: spero che gli invitati ci regalino il giradischi piu’ figo della storia, così ce ne staremo a casa felici e contenti per sempre… o almeno finché non comincia a saltare Kind of blue.

Tornando al vintage, la lezione di stile che ho appreso qui è: non importa che tu sia vestita da spazzacamino, da spaventapasseri o da gentiluomo inglese del secolo sorso, quel che conta è che tu sappia rievocarci il mondo di Mary Poppins… e allora ci piacerai per forza! Soprattutto se sei bella quanto Julie Andrews ( e la tipa in foto lo era davvero).

 

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Ah i bomber, e i bei tempi andati in cui queste giacche significavano qualcosa! La magia del vintage starebbe proprio in questo sedimentarsi di storie personali e collettive, di stili, sistemi simbolici e tradizioni… Ma poi arriva l’appropriazione culturale

Ora, non serve aver letto Marx per riconoscere che il nostro rapporto sociale con le cose  la merce è alquanto alienato. Ebbene il feticismo verso i pezzi vintage non sembra esente da questa perversione (che si riflette anche nei prezzi). Forse invece di consumarli come merci, potremmo tornare ad usarli come oggetti… Allora mi viene da chiedermi:

Come la usava questa borsa la stronza che ce l’aveva prima di me? La riempiva troppo come faccio io o la maneggiava con cura? La portava sempre a mano o per comodità se la infilava al collo? E poi, ma che tipo era la vecchia proprietaria della mia borsa?

Giochiamo a immaginarcelo.

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Alla vostra sinistra una mise dall’eleganza impeccabile. La donna che l’indossava doveva avere una classe sobria e raffinata. Scommetto che era una madre di famiglia affascinante, un’amica discreta nonché una collega molto professionale. Eppure non ce la dà a bere, lo sappiamo tutti che nasconde barbiturici nella borsetta.

 Ecco perché preferisco quel maglione da sciamano chic

con tanto di valigiona. Così se la vita prende una brutta piega niente barbiturici, io prendo e parto come la signora alla vostra destra, che se provi a dirle che ha una classe sobria e raffinata ti ringhia “sobria a chiii?!”

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Anche voi potete prendere e ripartire perche’ il nostro tour fiorentino finisce qui, sull’Arno al far della sera. Lo so, ora state pensando: ‘Che bella Firenze’, ma dovreste vedere i lavori in corso per la nuova tramvia.

Uno di questi giorni scavando troveremo l’inferno, proprio nella città di Dante. Hell yeah!
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