Claire

By Claire On

In REPORTAGE

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Non andavo a Londra da quando ero così piccolina che credevo di aver capito quasi tutto della vita.

 

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Il punto è che a Londra non smetti mai di sentirti piccolino. Pensate alle distanze: magari ogni giorno attraversi l’equivalente di 3 città solo per tornare a casa. Oppure alle altezze: a Londra lo skyline cambia di continuo, con grattacieli che vengon su come schegge. O ai numeri: quanti passeggeri in questo istante nella Tube? Quanti bocconi di street food, di quante cucine del mondo? Un gigantesco formicaio, e noi i minuscoli inquilini. Ecco allora dove potete seguirmi oggi… nel percorso dialettico tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Se non vi bevete la storia che l’uomo è misura di tutte le cose, potete godervi le sublimi vertigini della percezione!

Buon viaggio attraverso le sproporzioni di questa metropoli, tra murali giganti e stickers di 6 pollici.

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Anch’io ho avuto una guida stavolta: una parigina aggiornatissima sugli street artists londinesi, anche perché sta insieme a uno di loro (il gossip era per dare un pò di autorevolezza al tour). Passeggiamo per Shoreditch, dove trovate un po’ tutti: alla vostra sinistra Shepard aka Obey, blastato dagli altri perché “è un venduto” (gli altri invece…) ; alla vostra destra i gemellini brasiliani che sognano in giallo; in fondoBorondo (di cui ho già parlato qui, qui e qui); poi ci sono Roa e Thierry Noir; ci sono le farfalline di Morales (qui perdo pure l’ultimo lettore writer che mi era rimasto) e ancora i fungoni oversize di Christiaan Nagel, che spuntano dove meno te li aspetti. Le nostre idee sono un pò come i funghi se ci pensate. Si nutrono di stimoli terreni e ad un tratto saltano fuori. Forse quando Platone parlava del regno delle idee era sotto funghi. Un Iperuranio in poliuretano, ecco cosa sono i fungoni di Nagel. E noi come Alice in wonderland stiamo per fare su e giù di dimensione. Perché davanti alla street art più mastodontica ti senti un po’ un lillipuziano, ma se guardiamo meglio incontreremo anche quella minuta. Attenti a non calpestarla coi vostri piedoni!

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Un esempio di arte in scala ridottissima la troviamo alla Galleria Howard Griffin , uno spazio nato nel 2013 per accogliere gli interventi indoor degli streetartisti. Fino a qualche giorno fa esponeva Pablo Delgado, originario di Città del Messico. Ecco una città che spiazzerebbe chiunque. Se Londra è gigantesca ma tutto sommato regolare/regolabile (persino gli autobus funzionano alla perfezione, capito Roma?), nel D.F. sei catapultato nella giungla urbana (probabilmente l’autobus su cui sali non è nemmeno legale). Ma Delgado non porta con sé la grande tradizione del muralismo messicano, al contrario. Le sue miniature di carta quasi scompaiono nel tessuto urbano, e comunque scompaiono davvero visto il materiale così effimero (ma a terra restano le ombre proiettate, perché quelle sono dipinte). Even Less è un allestimento surreale che gioca sugli effetti ottici di luci, ombre, riflessioni e riduzioni. C’è una stanza chiusa con dei buchi alle pareti, come dei mini glory hole da cui spiare l’interno.

Puoi sbirciare un dettaglio alla volta, non vedi mai tutto l’elefante.

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Imbocchiamo il filone surreale-esistenziale e dal piccolo torniamo al grande (un grande composto di piccoli tasselli). Dalle figurine di Delgado alle tesserine di un’altra artista londinese che ha scelto il mosaico come mezzo d’espressione e di lotta politica. Il Craftivism di Carrie Reichardt  si ispira alla tradizione inglese della ceramica ‘sovversiva’ alla William Morris, combinando gli elementi come significanti di messaggi sociali. Sotto la sua casa-studio a Chiswick. Vale una visitina ravvicinata!

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Ora se dopo tutto questo su e giù volete ritrovare la vostra misura, venite a fare yoga al Parco di London Fields con London Yoga Bird (ditemelo quando divento peggio di una testimone di Geova eh!). A seguire cenetta vietnamita dietro l’angolo.

Se vi è piaciuto questo “mosaico” di Londra, qui trovate le altre guide urbane.

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