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By Claire On

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“…Le radici degli alberi stanno già penetrando nell’ossatura dell’imbarcazione, fra poco non serviranno più queste vele issate, basterà che il vento soffi tra le cime degli alberi e porti la caravella verso la meta. E’ una foresta che naviga e si mantiene in equilibrio sopra le onde…”

J. Saramago, Il racconto dell’Isola Sconosciuta

 

L’autore di questa singolare imbarcazione è Andrea Tarli (classe 1973) un artista visivo che ama cambiare mezzo senza cambiare mestiere, passando dalle tele alle illustrazioni e ai video, fino ad approdare ai muri. Ma quello di cui vi sto per parlarvi qui è un muro più muro degli altri, perché è il muro di un carcere (quello di Ascoli Piceno). 

Prima però vi faccio una domanda: avete presente quegli spazi “che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano” ? Ecco, questi spazi ‘altri’ sono quelli che Foucault chiama Eterotopie.

In questo senso il carcere è un’eterotopia. Dentro le sue mura vigono altre leggi e la vita reale è come sospesa. Perfino il tempo sembra un altro: fuori la vita scorre, le persone a cui vuoi bene continuano la loro vita e tu sei come bloccato lì, a ripetere tutti i giorni della settimana lo stesso penoso rituale. I carceri sono sul pianera Terra (anche perché li abbiamo inventati noi umani) ma in fondo sembrano stare in un’altra dimensione. 

E sentite qua, è ancora Foucault a guidarci dal carcere alla nostra imbarcazione:

“Se si pensa che dopotutto un battello è un frammento di spazio galleggiante, un luogo senza luogo che è affidato al contempo all’infinità del mare e che, di porto in porto …da una casa chiusa all’altra, si spinge fino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nei loro giardini, voi comprendete perché il battello è stato per la nostra cultura non solo il più grande strumento dello sviluppo economico, ma anche la riserva più grande dell’immaginazione. Il naviglio è l’eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l’avventura, e la polizia i corsari. M. Foucault, Dits et écrits

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Allora arriviamo all’operazione dell’artista ascolano: con l’aiuto dei detenuti, Andrea ha rimpiazzato l’eterotopia del carcere con l’eterotopia della nave, per sfondare il muro e tentare un’evasione. Se state pensando che questa caravella fiabesca sia troppo buonista per un carcere, fatemi ricordare chi sono i primi spettatori di quest’opera: i bambini che vengono a trovare i loro genitori. Bambini che potrebbero trovarsi a fare i conti con tanta di quella rabbia che non c’è bisogno che li fomentiamo anche noi. Lasciamoli evadere e prendere il largo con la loro nave-isola.

Prendere il largo verso…?

Il racconto di Saramago, da cui l’artista ha preso ispirazione per dipingere la sua caravella di fuga, si conclude col battesimo dell’imbarcazione che fino ad allora non aveva nome. Il nome che viene dipinto sulla prua è Isola Sconosciuta, lasciando intendere che quello che si andava tanto cercando -la meta- era con noi fin dal punto di partenza, era il viaggio stesso. 

“L’isola sconosciuta prese infine il mare, alla ricerca di sé stessa”.

Curiosità:

Andrea ha illustrato la copertina di un disco rap (Penthotal dei Fog Prison). E il progetto grafico l’ha curato Davide Scarpantonio, il mio graphic designer preferito nonché l’autore del lettering di Patate&Cipolle.Tra l’altro da bambina giocavo con la tipa ritratta in copertina (ciao Martina!)

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